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Come finire il Tor des Géants

Scritto da Valter Sponzaalpinista, titolare di Climb Service (Trieste). Pubblicato il 18 luglio 2026 · Aggiornato il 6 agosto 2026

Per finire il Tor des Géants servono 2,2 km/h di media sulle 150 ore, soste e sonno compresi: non è un problema di velocità ma di gestione. Il Tor si corre con la testa: la gara si vince nelle basi vita, non sui sentieri — e si perde più spesso a Donnas che su un colle.

Sentiero in discesa verso un borgo di montagna con vigneti terrazzati sul fondovalle, il tipo di calo di quota che caratterizza Donnas

Fondovalle, Valle d'Aosta

In sintesi

  • 2,2 km/h di media bastano sulle 150 ore — l'amatore in movimento tiene 3,5-4,5 km/h
  • Donnas (km ~150, 300 m di quota, il punto più basso) è la principale trappola psicologica della gara
  • Micro-cicli di sonno di 15-25 minuti ogni 8-12 ore prevengono allucinazioni e perdita di coordinazione
  • Porta due paia di scarpe di taglia diversa: i piedi si gonfiano in modo inevitabile

Capire la matematica delle 150 ore

Le 150 ore del TOR330 sembrano abbondanti: 2,2 km/h li tiene chiunque. L'inganno sta nel cumulo: ogni sosta, ogni ora di sonno, ogni rallentamento notturno erode la media. Un finisher amatore tipico si muove a 3,5-4,5 km/h effettivi e reinveste il margine in sonno e recupero (fonte: Garmin).

Le élite corrono, ma per il livello amatoriale la progressione avviene per il 90% in fast-hiking metodico, non in corsa (fonte: Run the Alps). Le barriere orarie intermedie — pubblicate nel regolamento su torxtrail.com — vanno trascritte e conosciute a memoria per le prime tre basi vita.

La trappola di Donnas: il punto più basso, non il più facile

Situata al punto più basso del percorso (circa 300 m di quota, verso il km 150), Donnas è la principale trappola mentale della gara: dopo giorni in quota, il caldo di fondovalle e il contraccolpo fisico del brusco cambio d'altitudine vi provocano un'ecatombe di ritiri (fonte: Coach4Runners). Chi conosce questo punto in anticipo lo affronta con un piano — pasto caldo, cambio scarpe, riposo pianificato — invece di lasciarsi sorprendere dal calo psicologico che segue la discesa.

La strategia del sonno: micro-cicli ogni 8-12 ore

Sulle quattro-cinque notti del Tor, il sonno è un parametro di gara da pianificare come l'alimentazione. I coach raccomandano micro-cicli di sonno di 15-25 minuti ogni 8-12 ore per evitare allucinazioni e perdita di coordinazione motoria (fonte: Coach4Runners) — un ritmo che si integra con blocchi più lunghi di 1,5-3 ore nelle basi vita, dove ci sono brande e sacco personale.

Due errori simmetrici eliminano ogni anno decine di concorrenti: non dormire mai le prime due notti (le allucinazioni arrivano alla terza) e dormire troppo presto, bruciando margine quando le gambe erano ancora fresche. La sonnolenza va gestita in movimento solo su terreno facile — mai su passaggi esposti: è una questione di sicurezza prima che di strategia. Vedi la guida completa alla gestione del sonno in ultra trail.

Basi vita: protocollo di 60-90 minuti

Nelle sette basi vita il tempo evapora: docce, brande, pasti caldi, volontari gentili. Serve un protocollo fisso, sempre nello stesso ordine:

FaseAzione
1. ArrivoPasto caldo subito, prima che lo stomaco si chiuda
2. CorpoPiedi: lavare, asciugare, trattare, calze nuove
3. SaccoRicarica frontali e telefono, scorte cibo, strati per la notte
4. SonnoSolo se pianificato — sveglia impostata prima di sdraiarsi
5. UscitaVestirsi per il colle che viene, non per la valle in cui si è

Piedi, stomaco, testa: i tre motivi di ritiro

I ritiri del Tor non arrivano quasi mai dalle gambe. Arrivano dai piedi (macerazione e vesciche dopo 200 km — prevenzione a ogni base vita, mai «dopo il prossimo colle»), dallo stomaco (che chiude se si corre troppo forte in salita: mangiare poco e spesso, passare al salato presto) e dalla testa, di notte, quando il cervello cerca una buona ragione per smettere. Un consiglio pratico dei coach: prepara due paia di scarpe di taglia diversa, perché il gonfiore dei piedi dopo giorni di corsa è inevitabile, non un'eccezione (fonte: Coach4Runners). La base fisica che rende tutto questo possibile si costruisce con la preparazione specifica e con un materiale che non aggiunge problemi a quelli che la montagna già offre.

Anche i più forti si ritirano

Nel 2025 Franco Collé, quadruplo vincitore del Tor, si è ritirato al Lago Chiaro con circa 22 minuti di vantaggio sugli inseguitori: un problema agli occhi, già comparso nel 2019 e nel 2023, gli impediva di vedere bene i gradini del sentiero (fonte: ANSA, Gazzetta Matin). Non è un episodio isolato di sfortuna: è la prova che a queste distanze il corpo può cedere anche a chi ha già vinto quattro volte, e che nessuna strategia di gara elimina del tutto il rischio — la pagina record e vincitori ne racconta il palmarès completo.

Equipaggiamento: energia per le notti del Tor

Il regolamento TORX impone due frontali funzionanti con batterie di ricambio per l'intera gara, non solo all'arrivo (fonte: regolamento TORX) — e tra due basi vita può passare più di una notte di marcia, come nel caso di Donnas.

Bon plan: aggiungi un power bank carico allo zaino oltre alle batterie di scorta dei frontali. Ricaricare solo alle basi vita non basta se tra due tappe si superano le ore previste dalla propria tabella di marcia.

FAQ

Domande frequenti

2,2 km/h sulle 150 ore totali, soste comprese. In movimento un finisher amatore tiene 3,5-4,5 km/h e reinveste il margine in sonno.

È il punto più basso del percorso (~300 m, verso il km 150): il caldo di fondovalle dopo giorni in quota e il contraccolpo fisico del cambio d'altitudine causano molti ritiri, più per motivi mentali che fisici.

I coach raccomandano micro-cicli di 15-25 minuti ogni 8-12 ore, integrati con blocchi più lunghi di 1,5-3 ore nelle basi vita. Non dormire affatto le prime notti porta alle allucinazioni entro la terza.

I piedi si gonfiano in modo inevitabile dopo giorni di corsa continua: una taglia più grande per la seconda metà di gara previene vesciche e dolore evitabili.

Piedi, stomaco e crolli mentali notturni, molto più delle gambe. Tutti e tre si prevengono con protocolli fissi alle basi vita.

Sì: nel 2025 il quadruplo vincitore Franco Collé si è ritirato al Lago Chiaro con 22 minuti di vantaggio, per un problema agli occhi che gli impediva di vedere il sentiero (fonte: ANSA).

Fonti di questa pagina

Per approfondire