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Preparazione ultra trail: il metodo

Scritto da Valter Sponzaalpinista, titolare di Climb Service (Trieste). Pubblicato il 18 luglio 2026 · Aggiornato il 6 agosto 2026

Nessuno finisce un ultra trail alpino per talento. Si finisce costruendo tre capacità nell'ordine giusto — base aerobica, dislivello cumulato, abitudine alla notte — e inseguendo un solo obiettivo: non il tempo, il margine.

Sentiero di crinale erboso in salita nelle Alpi italiane al tramonto, terreno tipico dell'allenamento specifico per l'ultra trail

Crinale alpino, Alpi italiane

In sintesi

  • Il dislivello settimanale conta più del chilometraggio: si allena salendo E scendendo
  • Il lungo progressivo e il back-to-back sono il laboratorio di gara — materiale e alimentazione compresi
  • Le grandi ultra italiane si corrono di notte: va allenata la corsa in notturna, non solo la distanza
  • Cinque errori eliminano più amatori di chiunque altro: vedi la tabella in fondo alla pagina
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Il principio: allenare la specificità della gara

La preparazione si costruisce sulla gara scelta, non su tabelle generiche. Una 120K dolomitica con 30 ore di tempo massimo e una 330 km con 150 ore sono sport diversi: la prima si corre, la seconda si gestisce. Prima di pianificare, servono tre numeri della propria gara: distanza, dislivello totale e barriere orarie (pubblicati nei regolamenti ufficiali — per il Tor des Géants torxtrail.com, per la Lavaredo lavaredo.utmb.world).

Da lì si deduce il ritmo medio richiesto: 120 km in 30 ore sono 4 km/h di media soste comprese; 330 km in 150 ore sono 2,2 km/h. Numeri bassi sulla carta, spietati con 5.800 o 24.000 m di dislivello sulle gambe.

02

Dislivello cumulato: la moneta dell'ultra alpino

Il chilometraggio settimanale conta meno del dislivello settimanale. La montagna si allena salendo e soprattutto scendendo: la discesa distrugge i quadricipiti con contrazioni eccentriche che la corsa in piano non allena mai — al Tor la discesa cumulata supera i 23.000 m.

Contrazione eccentrica

Il muscolo si allunga mentre lavora invece di accorciarsi — è quello che fa il quadricipite a ogni appoggio in discesa. Genera più microlesioni della contrazione concentrica della salita: è la causa diretta delle gambe distrutte dopo un lungo con troppa discesa e troppo poca abitudine.

182 vs 290 U/L

Creatina chinasi (marcatore di danno muscolare) dopo 5 km in discesa al 15%: runner abituati alla discesa contro runner senza quell'abitudine.

Fonte: Martinez-Navarro et al., Sports (Basel), gennaio 2026 — 36 trail runner

+4% vs -9,1%

Variazione della forza alle gambe (squat) subito dopo la stessa discesa: chi corre in discesa almeno una volta a settimana la mantiene, chi non lo fa la perde.

Fonte: stesso studio, Sports (Basel), 2026

La progressione utile: aumentare gradualmente il D+ settimanale fino ad avvicinare, nelle settimane di carico, una frazione significativa del dislivello di gara, con uscite lunghe che combinano più salite consecutive. La tecnica di salita e discesa — camminata spinta, uso dei bastoncini, appoggi in discesa — si allena negli stessi chilometri.

Consiglio pratico: inserisci almeno una sessione settimanale dedicata alla sola discesa tecnica, anche breve. È l'abitudine — non il volume totale dei lunghi — a fare la differenza sul danno muscolare del giorno di gara.

03

Il lungo progressivo e il back-to-back

L'uscita lunga è il laboratorio della gara: si testano l'alimentazione, materiale e ritmo insieme. Per gli ultra oltre le 20 ore funziona il back-to-back — due uscite lunghe in due giorni consecutivi — che insegna a partire già stanchi senza il rischio di un'unica uscita monstre. Ogni lungo va usato anche come prova generale dello zaino e del materiale obbligatorio: in gara non si indossa nulla di nuovo.

04

Lo scarico non è solo fisico

Nelle due-tre settimane finali il volume si riduce, ma la fatica mentale accumulata in 12-16 settimane di preparazione non sparisce da sola: secondo l'analisi del coach Manuel Cavalieri, lo scarico va gestito anche a livello psicologico, con una gestione programmata della tensione pre-gara — non solo con meno chilometri in gambe (fonte: manuelcavalieri.coach). È lo stesso principio applicato nel dettaglio nella tabella di allenamento in quattro fasi.

05

Corsa notturna: allenarla prima della gara

Tutte le grandi ultra italiane si giocano di notte: la Lavaredo parte alle 23:00, al Tor si attraversano quattro o cinque notti consecutive. Servono almeno alcune uscite in notturna con la frontale di gara: il ritmo percepito cambia, gli appoggi rallentano, la sonnolenza tra le 2 e le 5 del mattino va conosciuta prima di incontrarla in quota. La strategia completa del sonno per le gare oltre i 200 km è nella guida come finire il Tor.

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Gli errori che eliminano gli amatori

ErroreConseguenza
Solo chilometri in pianoQuadricipiti distrutti alla terza discesa
Partire al ritmo dei primiCrisi energetica prima di metà gara
Materiale mai testatoVesciche, sfregamenti, ritiro evitabile
Nessuna uscita notturnaCrollo del ritmo alla prima notte
Ignorare il meteo alpinoIpotermia — vedi sicurezza in montagna

FAQ

Domande frequenti

Tipicamente diversi mesi di progressione continua, non poche settimane: la variabile decisiva è la regolarità del dislivello settimanale accumulato, più della durata totale del piano.

No, mai. Si costruisce il volume con lunghi progressivi e back-to-back; la distanza completa si copre solo in gara.

È la norma, anche per gli élite: sulle pendenze alpine la camminata spinta è più efficiente della corsa. Va allenata come un gesto tecnico a sé.

Il tempo massimo di 30 ore corrisponde a 4 km/h di media, soste comprese. Il vero obiettivo è mantenere margine sulle barriere orarie intermedie.

Con uscite specifiche in notturna usando la frontale di gara, idealmente su sentiero tecnico. La fascia critica di sonnolenza tra le 2 e le 5 va sperimentata prima della gara.

No: la fatica mentale accumulata in mesi di preparazione va gestita quanto quella fisica, con una gestione programmata della tensione pre-gara nelle ultime settimane, non solo con meno chilometri.

Serve allenarla in modo specifico: in uno studio su 36 trail runner, chi correva in discesa almeno una volta a settimana ha mostrato molto meno danno muscolare (182 contro 290 U/L di creatina chinasi) e ha mantenuto la forza alle gambe dopo una discesa test, mentre chi non aveva quell'abitudine l'ha persa.

Conta soprattutto per la discesa: il lavoro eccentrico (quadricipiti, ischiocrurali, polpacci) riduce il danno muscolare e il calo di forza dopo le discese lunghe, l'evento che più spesso ferma gli amatori a metà gara.

Fonti di questa pagina

Per approfondire