Come finire la Lavaredo Ultra Trail
Scritto da Valter Sponza — alpinista, titolare di Climb Service (Trieste). Pubblicato il 18 luglio 2026 · Aggiornato il 19 luglio 2026
Finire la Lavaredo 120K in 30 ore richiede 4 km/h di media: alla portata di un amatore ben preparato, a patto di non bruciare le gambe nei primi 50 km corribili e di arrivare pronto al vero crux — Forcella Zumelles, tra il km 80 e il km 100.
In sintesi
- L'errore numero uno: farsi ingannare dalla prima metà corribile e accelerare troppo
- Il crux reale è tra il km 80 e il km 100 (Forcella Zumelles/Bassa), non il finale su Giau
- Dropbag strategico a Cimabanche (km 66): scarpe fresche, calze, cibo salato
- I bastoncini sono indispensabili per risparmiare i quadricipiti sulle salite ripetute
L'errore numero uno: partire troppo forte nella notte
La partenza delle 23:00 in gruppo compresso spinge molti a correre più forte del previsto nei primi 18 km fino a Ospitale — l'euforia della notte e l'adrenalina della folla ingannano la percezione dello sforzo (fonte: Alps2Alps). La Lavaredo ha un indice di verticalità di 45,9 m/km e una corribilità teorica del 50%: sembra una gara veloce, ed è proprio questa percezione a tradire chi non riserva energie per il tratto tra il km 80 e il km 100.
Il dropbag di Cimabanche: la mossa del coach
Alla base vita di Cimabanche (km 66) conviene lasciare un dropbag preparato in anticipo: scarpe fresche, calze di ricambio e alimentazione salata per rompere la saturazione da zucchero accumulata nelle prime ore di gel e barrette (fonte: Alps2Alps). È un dettaglio pratico che pochi finisher preparano, e che fa differenza proprio prima del tratto più duro.
Il crux reale: Forcella Zumelles e Forcella Bassa
Il vero giudice di gara non è il finale su Passo Giau, ma il tratto tra il km 80 e il km 100: le salite di Forcella Zumelles e Forcella Bassa concentrano 1.713 m D+ su un organismo già affaticato — secondo l'analisi tecnica di Manuel Cavalieri, è qui che si gioca il risultato. Arrivarci con le gambe fresche, non con l'euforia della prima metà, è l'obiettivo di pacing numero uno.
Gestire la prima notte
Con partenza alle 23:00 e un finisher medio in gara circa 25-28 ore, la prima notte si affronta a energie piene ma la seconda arriva con oltre 20 ore di fatica addosso: è lì che serve aver allenato la corsa notturna. La finestra critica di sonnolenza, tipicamente tra le 3 e le 6 del mattino della seconda notte per chi è ancora in gara, va gestita rallentando su terreno sicuro, non forzando il ritmo — vedi anche gestione del sonno in ultra trail.
Conservare le gambe per il finale
Gli ultimi 20 km (Col Gallina, Rifugio Averau, Passo Giau) concentrano tre risalite dopo 100 km di corsa e dopo il crux di Zumelles: è il tratto che elimina chi ha speso troppo prima. L'uso dei bastoncini è indispensabile per risparmiare i quadricipiti sulle salite ripetute (fonte: Alps2Alps); la tecnica di discesa — appoggi corti, busto verticale — conta qui più della velocità pura.
Il meteo dolomitico: variabile decisiva
A fine giugno, i temporali pomeridiani sulle Dolomiti sono frequenti e rapidi: chi transita in quota nel primo pomeriggio del sabato deve avere pronto il kit impermeabile obbligatorio, non riposto in fondo allo zaino. La sicurezza in montagna vale quanto la strategia di ritmo.
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